OUTSIDE


Ellen Allien “Sool”
maggio 24, 2008, 8:29 pm
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“Sool”: la quarta creazione di Ellen Allien coprodotta dal berlinese AGF esce Il 27 Maggio, ovviamente su B-Pitch Control. Al momento vari artisti stanno lavorando all’album di remix, in uscita ancora da definirsi. Che cosa vuol dire sool? Forse sottintende una rivisitazione dell’ormai trito e ritrito genere soul, o forse rimanda a una dimensione intimista tutta personale. Sarà un neologismo per parlare di groove nell’era digitale? Oppure una parola casuale, priva di significato ma dal suono sensuale? Qualunque sia il significato, è difficile non notare che sool e soul combaciano al 75%. Se, infatti, dovessi descrivere le impressioni che l’ascolto di questo disco mi provoca, direi che l’album è da un lato frutto di un rigore minimalista degno di Philip Glass. Niente è urlato ma sussurrato, creando così una certa intimità con l’ascoltatore che si sente messo a parte dei segreti dell’anima della producer. D’atro lato”sool” ha soul da vendere, se per soul intendiamo musica dall’alta intensità emotiva, dal notevole impatto ritmico e dalla centralità della performance, quindi musica con un certo grain. Ecco che per spiegare un termine ne uso un altro da spiegare: il grain. Tanti anni fa, molto prima dell’era digitale, persino prima della musica registrata, un elemento fondamentale della materia sonora era rappresentato dal suo grain, ovvero la grana o fibra. Roland Barthes utilizza questo termine nella raccolta “the Grain of the Voice” per parlare dell’autenticità dell’esperienza sonora. Nell’epoca pre-registrazione la musica circolava grazie ai suoi interpreti dal vivo e la performance era, in un certo senso, un fenomeno tangibile, con grana. Era tangibile perché la voce o gli strumenti non venivano mediati da un supporto, asettico e artificiale per i tempi, quale il vinile o, ancora prima, il cilindro. Poi sono arrivati i vari format che hanno diffuso la materia sonora nell’era della registrazione e con loro si è persa l’autenticità e la granulosità della musica. L’era digitale, poi, ha rappresentato un passo ulteriore verso l’artificialità sonora, assegnando il primato a tutto ciò che e’ immateriale e binario. La mia impressione è che gli interpreti della musica elettronica negli ultimi anni stiano cercando di risposare l’ago della bilancia verso l’autenticità e la tangibilità del suono e questo album dalla fibra soul si colloca perfettamente in questa tendenza. Il disco, infatti, rimanda di continuo alla dimensione naturale e alla fisicità umana, contrapposta all’astrazione delle macchine. Dal rumore dell’acqua alla fauna di micro suoni che compongono la sezione ritmica, dal respiro, ai fischi e al brusio di una folla, dagli arpeggi di chitarra, alle campanelle e al rumore del vento: “Sool” è un disco che parla del nostro mondo, non di un mondo sconosciuto o di un’aliena ricostruzione futurista. E ne parla attraverso un delizioso minimalismo sonoro, intessuto con pochi elementi: silenzi e sussurri, linee di basso appena accennate e un tappeto di sottoritmi come scricchiolii, glitches e intermittenze. E’ come se la musica elettronica e i sui migliori interpreti con lei siano cresciuti a tal punto da non dover più dimostrare niente e da non aver più bisogno di contrapporsi alla sfera del reale ma da poter abbracciarla attraverso un’economia di drum machines, sintetizzatori e toni soffusi. In questo credo che “Sool” sia l’album più adulto della produzione di Ellen Allien. Segui il link per il sito ufficiale di Ellen Allien



Once YOU go black…
maggio 15, 2008, 8:39 pm
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“Once you go black you can never go back” e’ la premessa di questo interessante esemplare di creatività macabra. Il video e’ tratto da una serie di clip commissionati da Adidas per esaltare i colori dei loro prodotti.

Il video gira sul web già da un pezzo, ma e’ talmente divertente che non ho potuto resistere. Questo e’ il
link per chi volesse vedere i video degli altri colori



MON(t)GOLFIERa
maggio 14, 2008, 7:30 pm
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La mongolfiera e’ considerata il velivolo porta-persone più antico che ci sia. Un secondo primato del pallone aerostatico consiste nella sua qualità estremamente ecologica e sostenibile. La mongolfiera non consuma e non inquina (se non per un po’ di propano per alimentare il bruciatore). Un po’ di storia: Francia, fine 1700; i fratelli Montgolfier lavorano in una manifattura di carta e notano che quando la carta brucia sale verso il cielo. Fondamentalmente, il principio secondo cui l’aria calda e’ più leggera di quella fredda e tende a salire verso l’alto e’ al centro del funzionamento della mongolfiera. Il bruciatore sottostante l’apertura del pallone ha il compito di mantenere l’aria calda e spingerla dentro al pallone. Il primo volo ufficiale risale al 1783, con un velivolo fatto principalmente di stracci e carta. Il pallone areostatico non e’ propriamente il primo velivolo ad aria calda: la lanterna kongming ‘vola’ utilizzando lo stesso principio della mongolfiera. Secondo lo storico Joseph Needham, questo tipo di lanterna veniva utilizzata in Cina per segnalazioni militari già a partire dal 3 secolo avanti cristo. Le sue dimensioni, pero’, sono notevolmente ridotte rispetto a quelle del velivolo inventato ai fratelli Montgolfier, che quindi e’ passato alla storia come il primo marchingegno in grado di farci volare.

illustrazione di orbeata

[Illustrazione: mia; Fonti: wikipedia, hotairballooning.com]



AMREF
aprile 24, 2008, 1:20 am
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Il video e’ divertente, la causa e’ più’ che giusta. E facciamolo girare!





DIFENDIAMO LO SPIRITO OLIMPICO
aprile 21, 2008, 4:17 pm
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Sono tanti gli zeri mossi da un’olimpiade, per questo credo che al 99% i giochi di Pechino si svolgeranno regolarmente…o quasi. La questione della scarsa visibilità dovuta all’inquinamento potrebbe diventare un problema serio. Il governo cinese, poi, ha investito 500 milioni di dollari per costruire uno stadio olimpico completamente aperto, anche se Agosto coincide con la stagione dei monsoni da quelle parti. I cinesi assicurano che la visibilità non impedirà il corretto svolgimento delle gare e che stanno perfezionando alcune tecniche per controllare e disperdere le nuvole, cosi’ che i giochi si svolgeranno regolarmente; il mondo ancora una volta guarda incredulo.
La Cina ha ottenuto di ospitare le prossime olimpiadi nel 2001, a condizione che migliorasse sul versante dei diritti umani. Evidentemente e’ successo il contrario, scatenando la piu’ che lecita indignazione di mezzo mondo. Purtroppo, il potere dell’ONU e’ quello che e’ e il comitato olimpico non ha nessuna intenzione di sospendere i giochi. Anche se Pechino 2008 andrà in scena più o meno da copione, credo che sia essenziale esprimere la propria disapprovazione minacciando il boicottaggio e facendo circolare segnali di dissenso.
RSF

Questo a fianco e’ il logo di Reporters without Borders (reporter senza frontiere), un sito pieno di informazioni dettagliate sulle violazioni della libertà d’espressione in Cina (e nel resto del mondo). Qui leggo che alcuni membri di Reporters without Borders stanno facendo pressione sugli sponsor dei giochi, Coca Cola in testa, perché promuovano attività in Cina che favoriscano la libertà di espressione e il rispetto della dignità di ogni uomo, difendendo cosi’ lo spirito olimpico che in qualche modo sponsorizzano. La prima richiesta sarebbe di costituire un fondo a sostegno delle famiglie dei prigionieri politici. La Coca Cola sta valutando il da farsi. Le multinazionali hanno un’immagine da difendere, quindi far leva su quella che si chiama corporate social responsibility (la responsabilità etica che ogni azienda ha verso la società) mi sembra una strada che possa portare cambiamenti reali. Infatti il potere di molte multinazionali e’ probabilmente maggiore di quello di molti stati e si spinge, per l’appunto, oltre i confini nazionali.


Seguite il link per saperne di più, per firmare la petizione per boicottare la cerimonia d’apertura o per acquistare la maglietta con il logo.



HELEN & OLGA: CRIMINALI D’ANNATA
aprile 18, 2008, 5:21 pm
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Si sta concludendo in questi giorni il processo alle due ultra settantenni del Texas. Helen Golay (77) e Olga Rutterschmidt (74) sono state dichiarate colpevoli rispettivamente di omicidio e di concorso in omicidio dei due senza tetto che avevano precedentemente strappato alla strada. Fin qua, niente di eclatante. A colpire, però, sono i particolari della storia che precede l’omicidio. Le due anziane signore, infatti, avrebbero prelevato i due senzatetto dalla strada per offrire loro vitto e alloggio per due anni interi. Uno slancio di carità? Non sembrerebbe proprio. Stando al verdetto della corte statunitense, al momento del loro gesto ‘generoso’, le due signore avrebbero stipulato un’assicurazione sulla vita per i due malcapitati, poi avrebbero lasciato passare due anni, cioè il periodo necessario perché la maggior parte delle polizze assicurative possa essere riscossa senza contestazioni. Passato il periodo di sicurezza, le due avrebbero investito i senzatetto con la loro auto per riscuotere il cospicuo bottino di 2,8 milioni di dollari.
(Fonte: Los Angeles Times. LINK)



ELEZIONI, CHE DELUSIONI
aprile 16, 2008, 9:41 pm
Filed under: news

E cosi’ mi sono presa una pausa di riorganizzazione mentale post-elezioni. Come titolava il NYTimes il giorno dopo: ‘Per l’Italia ricomincia un’altra epoca di politica personale’, già, ancora 5 anni di politica ‘prima mi paro il sederino poi sparo una marea di leggi per soddisfare pruriti vari, far avanzare le mie aziende e togliere dai piedi chi non si inchina al mio cospetto’. Quelli che l’hanno votato sperano che lui indossi l’armatura da ‘cavaliere’ e con spada tratta risolva i problemi dell’Italia. Realisticamente credo che queste persone debbano augurarsi che i problemi del valoroso cavaliere coincidano con i loro. Una cosa sola mi rende felice: per fortuna a questo giro mi sono persa l’agghiacciante sfida elettorale, in cui di solito il genere umano tocca il fondo. Ho vissuto le elezioni dall’estero e purtroppo non ho potuto far parte di quei 4 italiani su 10 che hanno espresso la loro opinione, perché, come credo altri, sono stata colta alla sprovvista e non ho fatto in tempo a registrarmi in questa circoscrizione.

Comunque, lecchiamoci le ferite e pensiamo ad altro. Pensiamo per esempio alle prossime amministrative a Bologna. Oggi leggo sul sito di Grillini (www.grillini.it): “Io mi candido a Bologna, eccome. Se sono importante per il ballottaggio a Roma figuriamoci nella mia città”. Bologna pro-gay non meraviglierebbe, anche se sempre in Italia siamo e quindi non si sa mai; Bologna socialista suona già più strano, ma speriamo.

Oppure pensiamo alle presidenziali americane e al successo fino ad ora conseguito dal più riformatore dei candidati. Stando ai dati della CNN, Obama ha ottenuto 1632 collegi elettorali contro i 1489 di Hillary. Le primarie continuano (vince chi si assicura 2025 collegi), ma Obama è il protagonista indiscusso di questi ultimi mesi. La copertura che lui e, in parte minore, i suoi oppositori ricevono dai media è talmente a tappeto che per me è difficile capire come la percentuale di votanti sia relativamente bassa negli Stati Uniti. Immaginate 5 canali che per tutto il giorno si occupano di elezioni e lo fanno per tutto l’anno che precede il voto finale. La faccenda elettorale si trasforma in un’immensa soap opera ed entra nella quotidianità di ogni cittadino. Però nel 2004 solo il 60,7% andò al voto e quella percentuale era al di sopra della media americana. Forse gli americani hanno troppi canali televisivi o forse non credono abbastanza nel loro governo o forse i due partiti politici non hanno programmi poi tanto diversi. Forse tutte queste cose. Comunque sembra che per le prossime elezioni stia spuntando un terzo partito, con un simbolo davvero intrigante: uno scoiattolino. Guarda il video Si chiama Apathy Party e ovviamente è un partito fittizio, ma non ho ancora ben capito lo scopo della campagna. Un ennesimo tentativo di spingere i giovani al voto?



CLINIC “DO IT”
aprile 11, 2008, 9:24 pm
Filed under: musica

Premetto che i Clinic sono per me una delle realtà più interessanti del rock made in the UK. Il loro suono è retro ma perfettamente attuale, le loro composizioni sono sempre in bilico fra ostinate ripetizioni e digressioni melodiche, senza mai sbilanciarsi troppo ne’ verso la forma canzone ne’ verso l’ossessività’ della struttura blues. Per chi non li conosce, i Clinic sono etichettati come band indie-rock che, per essere più precisi, fa principalmente musica garage-psichedelica con qualche intervento sperimentale e digressione eclettica. Vengono da Liverpool, ma hanno molto più in comune con il rock americano fine ’60 (13th floor elevator o Electric Prunes) che con i Beatles. Hanno 5 album all’attivo, l’ultimo dei quali è il neo-uscito Do it, che come titolo preannuncia, è un album immediato, proprio come i migliori episodi della prima raccolta garage Nuggets, a cui Do It immancabilmente rimanda. I brani sono brevi, minimali, organizzati in modo da trasmettere una sensazione di equilibrio in chi ascolta. Lo scheletro blues e i toni psichedelici danno spessore e coerenza all’intera composizione. Pezzi tirati, con insistenti riff di chitarra come ‘Shopping Bag’, ‘The Witch’ e ‘Whinged Well’ spingono verso profondità scure. D’altra parte, episodi più rilassati e orecchiabili, come ‘Emotions’, ‘Free not Free’e ‘Mary and Eddie’ fanno riaffiorare l’album in superficie. Il brano di apertura ‘Memories’ anticipa questa doppia natura nell’organizzazione dell’album, nella sua duplice veste di mantra melodico. Do it gode di una sintassi perfettamente bilanciata, più dei dischi precedenti, in equilibrio fra ossessività e spensieratezza. In sintesi l’album è piacevole ed ‘e’ una celebrazione di pura gioia e della capacità di ridere dei tuoi problemi’ come ci viene ricordato nel walzer un po’ allucinato in ‘Coda’.



PROTOSHOP
aprile 11, 2008, 6:13 pm
Filed under: curiosità, Uncategorized

Adobe Photoshop è un programma per manipolare le immagini digitali. Il software è stato inventato nel 1988 da due programmatori appassionati di fotografia. La sua versione iniziale, ImagePro, esce come shareware, poi trova una distribuzione commerciale attraverso una ditta di scanner, BarneyScan, che ne vende poco piu’ di 200 copie. Un paio di anni dopo è Adobe a vendere il programma e le copie vendute fino al 2007 sono 3 milioni. Se si considera che il 60% delle copie in circolazione sono pirata, oggi circa 8 milioni di computers hanno Photoshop e chissà quante persone lo usano. Tutto ciò per dire che io ho appena iniziato ad usarlo. Meglio tardi che mai, no?

Questo è il mio primo flirt con il programma. C’è qualcosa di mio in questa faccia, ma non posso rivelare.

Secondo tentativo:

…e terzo:

radici di acero



The Art of Ads
aprile 9, 2008, 9:44 pm
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Da un po di tempo seguo alcuni feeds (via google reader) che trattano di pubblicità e comunicazione creativa. I miei preferiti sono Adsoftheworld e Adverbox e da qui provengono le immagini di questo post.

Freddie Kruger fa sempre un certo effetto (Ag. Leo Burnett Dubai)

Un modo originale di descrivere una chiavetta USB (promoseven, dubai)

CD? Quale arcaico marchingegno! (mpm propaganda, Brasile)

Un po di sano ambientalismo:

(dentsu, beijing)

‘What goes around comes around’ (jwt, dubai)

Un modo diverso di pubblicizzare una compagnia di assicurazione, ma sia l’idea che l’uso delle parole sono azzeccate. Il copy dice: “Dai a tua figlia le giuste oppurtunita’ di fare carriera: chiamala William. Oggi puoi trovare piu’ William che donne come CEO di compagnie quotate nella borsa svedese….”

(BBDO Stoccolma)

Campagna anti droga Koreana ‘Just don’t do it’

(diamond ad korea)

Questa viene dalla Cambogia ed e’ contro il turismo sessuale rivolto ai minori, o meglio serve a sfatare il mito che la Cambogia sia un isola felice per i pedofili. La tagline dice: “Per i pedofili la cambogia ha le migliori sbarre del mondo.” (Batesasia, Cambogia)

Questa e’ più’ allegra e punta a sensibilizzare i brasiliani a risparmiare l’acqua. “Un bagno più’ breve può’ salvare vite” (DM9DDB, San Paolo)

Questo e’ italiano e ‘stranamente’ parla di moda. Le vere fashion victims non sanno nemmeno che cosa sia un pallone. (DDB Milano)

In tema di presidenziali americane, questo fa parte di una campagna per incoraggiare la partecipazione elettorale. “Non contare sul voto di qualcun altro” (Savannah college of Art&Design, USA)




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