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Forse e’ un caso ma il 2008 per me e’ iniziato all’insegna della distorsione. Prima Distorsion dei Magnetic Fields poi Lust Lust Lust dei Raveonettes, 2 dischi distorti fino all’osso, e ora 3rd che inizia con chitarre abrasive e si snoda fra un riverbero e l’altro. A dire la verità sul nuovo disco dei Portishead c’e’ una marea di roba, non solo distorsione. C’e’ jazz, rock, sperimentazione, elettronica, psichedelia, reminiscenze di dummy, ma in generale il disco suona più sporco e più macchinoso dei due predecessori. Provo a spiegarmi. Se in dummy l’elettronica serviva a disegnare paesaggi armonici, quadretti da un’altra era e spazi onirici in cui l’ascoltatore rimaneva sospeso, l’uso dei campionatori in 3rd mi sembra più belligerante e più teso ad evocare apprensione esistenziale che una sottile patina di inquietudine onirica. I glissati di basso e chitarra che hanno sorpreso col fiato sospeso milioni di noi fra i lunghi passaggi da una nota all’atra, qui lasciano spazio ad uno uso più percussivo degli strumenti per ottenere un suono più brusco ed allarmato.
Che dire, al primo ascolto è davvero difficile dare etichette a questo disco. Mi aspettavo un album più simile al lavoro di Beth Gibbons da solista, ma non è così. Quest’album porta chiaro il marchio P, oltre a contenere una moltitudine di altre voci. Si sentono da lontano Radiohead, Matthiew Herbert, Cocorosie, Moloko, Grandaddy. E’ trip hop? Se il trip hop sia mai esistito possiamo chiamarlo così, ma e’ trip hop dilatato, contaminato e molto più vicino alla guerriglia sonora del primo Tricky che al vintage patinato dei Portishead versione 1994. In questo 3rd ci vedo un disco che parla di angosce del presente e non di apparizioni dal passato, parla di realtà e non di sogno e parla di guerra, seppure intervallata da piacevoli tregue, non di pace. Bello e appassionato.
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Una bella sorpresa da Brooklyn e una nuova voce nel panorama dance americano. Nonostante i riferimenti pesanti a cui il disco rimanda, l’eredità della musica nera e della cultura classica, le 10 canzoni scivolano leggere e piacevoli. 3 ragioni per cui Hercules&Love Affair mi convince: 1) perché è in linea con il lato più intellettuale della disco e questo lo rende un lavoro originale. Gli episodi camp vengono ricontestualizzati in una cornice neo-disco sexy si, ma più incline al celebrale. Il riferimento qui è più Arthur Russel che Giorgio Moroder. 2) Perché Time Will, il brano d’apertura, è strepitoso e ricorda i primi lavori di Terry Callier. A mio avviso questa è una delle registrazioni più groovy di Antony (&the Johnsons), che dal vivo ipnotizza ma su disco rischia di addormentare. 3) Perché le influenze principali di questo gruppo, cito dal sito di myspace, sono: ‘Magia, stupore, la bellezza delle buone azioni e i Muppets’. Carino, no?
Pitchfork lo giudica il migliore disco della DFA. Personalmente preferisco LCD Sundsystem, ma l’ album e’ da avere.
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I giorni in cui giuravo che non avrei mai messo piede in uno zoo sono molto, molto lontani. Pensavo che pagare per vedere animali depressi e rincoglioniti fosse stupido quasi quanto pagare per avere un infarto fra una montagna russa e l’altra. Sono ancora della stessa idea ma ho scoperto che certi zoo sono buoni. Certi zoo salvano le specie a rischio invece di condannarle a eterna infelicità. In certi zoo hai quasi l’impressione che non ci siano le prigioni.
Uno di questi è lo zoo di San Diego, l’entrata è 30 $, ma si ha davvero l’impressione di camminare nella giungla. Australia, Africa, Sud America…un gigantesco giardino botanico. Welcome to SanDiegoZoo.org!
A proposito di zoo liberi da prigioni, questa immagine fa parte della nuova campagna pubblicitaria per lo zoo di Amburgo
La qualità e’ orrenda. Sorry. Dice: “The Zoo Without Bars”
(“FREEDOM SOLDIER”via adsoftheworld.com; agenzia: Springer & Jacoby Hamburg)
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Credo che chi inizi un weblog lo faccia per un mare di motivi. Per sentirsi più vicino a una moltitudine di altri, per bisogno di protagonismo, di condivisione, di feedback, per voglia di sfogarsi, per iperattività celebrale, per trovare la giusta concentrazione o semplicemente per passatempo. Quale di questi sono io? Un pizzico di ognuno, tranne l’iperattività’ celebrale di cui non brillo. Credo che la mia motivazione principale sia riattaccare con lo scotch alcuni pezzi della mia vita e riappacificarmi con il passato. Nel mio passato pre-dabolius (www) mi divertivo a scrivere recensioni, soprattutto di musica. Questo mi permetteva di sfogare il mio lato ipercritico (quando la musica faceva schifo) e di condividere la colonna sonora delle mie giornate o i famosi album da isola deserta con chi avrebbe potuto capire. Con l’arrivo del nuovo millennio molte cose sono cambiate: ho smesso di scrivere di musica e ho iniziato a metterla come dj, l’Italia si e’ impoverita sotto una moneta un po’ troppo pesante e io ho aperto un negozio, la democratizzazione dell’ADSL ha portato prezzi più bassi e tanta pirateria e io ho iniziato a spacciare musica. Non male eh, per un cervello solo? Beh, posso dire a mio favore che nel 2008 tutto sembra chiaro, ma nel 2000 certe cose non si sapevano mica.
Poi uno strano sentimento comunemente chiamato amore e la fine del capitolo orbeat, il mio negozio, mi hanno portato in altre direzioni e qui sono orbeata, una trentaepassaenne che vive nel poco ospitale Massachusetts, sta iniziando a respirare un po’ di tranquillità, ma ha un bisogno compulsivo di sentirsi coerente con il passato e di aggiungere vocali a fine parola per sentirsi più vicina a casa.
Vorrei occupare questo spazio con quello che mi piace: musica, il colore verde, pubblicità, parole e la loro etimologia, fotografie, roditori e tante altre cose a caso.
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