OUTSIDE


MON(t)GOLFIERa
maggio 14, 2008, 7:30 pm
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La mongolfiera e’ considerata il velivolo porta-persone più antico che ci sia. Un secondo primato del pallone aerostatico consiste nella sua qualità estremamente ecologica e sostenibile. La mongolfiera non consuma e non inquina (se non per un po’ di propano per alimentare il bruciatore). Un po’ di storia: Francia, fine 1700; i fratelli Montgolfier lavorano in una manifattura di carta e notano che quando la carta brucia sale verso il cielo. Fondamentalmente, il principio secondo cui l’aria calda e’ più leggera di quella fredda e tende a salire verso l’alto e’ al centro del funzionamento della mongolfiera. Il bruciatore sottostante l’apertura del pallone ha il compito di mantenere l’aria calda e spingerla dentro al pallone. Il primo volo ufficiale risale al 1783, con un velivolo fatto principalmente di stracci e carta. Il pallone areostatico non e’ propriamente il primo velivolo ad aria calda: la lanterna kongming ‘vola’ utilizzando lo stesso principio della mongolfiera. Secondo lo storico Joseph Needham, questo tipo di lanterna veniva utilizzata in Cina per segnalazioni militari già a partire dal 3 secolo avanti cristo. Le sue dimensioni, pero’, sono notevolmente ridotte rispetto a quelle del velivolo inventato ai fratelli Montgolfier, che quindi e’ passato alla storia come il primo marchingegno in grado di farci volare.

illustrazione di orbeata

[Illustrazione: mia; Fonti: wikipedia, hotairballooning.com]

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DIFENDIAMO LO SPIRITO OLIMPICO
aprile 21, 2008, 4:17 pm
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Sono tanti gli zeri mossi da un’olimpiade, per questo credo che al 99% i giochi di Pechino si svolgeranno regolarmente…o quasi. La questione della scarsa visibilità dovuta all’inquinamento potrebbe diventare un problema serio. Il governo cinese, poi, ha investito 500 milioni di dollari per costruire uno stadio olimpico completamente aperto, anche se Agosto coincide con la stagione dei monsoni da quelle parti. I cinesi assicurano che la visibilità non impedirà il corretto svolgimento delle gare e che stanno perfezionando alcune tecniche per controllare e disperdere le nuvole, cosi’ che i giochi si svolgeranno regolarmente; il mondo ancora una volta guarda incredulo.
La Cina ha ottenuto di ospitare le prossime olimpiadi nel 2001, a condizione che migliorasse sul versante dei diritti umani. Evidentemente e’ successo il contrario, scatenando la piu’ che lecita indignazione di mezzo mondo. Purtroppo, il potere dell’ONU e’ quello che e’ e il comitato olimpico non ha nessuna intenzione di sospendere i giochi. Anche se Pechino 2008 andrà in scena più o meno da copione, credo che sia essenziale esprimere la propria disapprovazione minacciando il boicottaggio e facendo circolare segnali di dissenso.
RSF

Questo a fianco e’ il logo di Reporters without Borders (reporter senza frontiere), un sito pieno di informazioni dettagliate sulle violazioni della libertà d’espressione in Cina (e nel resto del mondo). Qui leggo che alcuni membri di Reporters without Borders stanno facendo pressione sugli sponsor dei giochi, Coca Cola in testa, perché promuovano attività in Cina che favoriscano la libertà di espressione e il rispetto della dignità di ogni uomo, difendendo cosi’ lo spirito olimpico che in qualche modo sponsorizzano. La prima richiesta sarebbe di costituire un fondo a sostegno delle famiglie dei prigionieri politici. La Coca Cola sta valutando il da farsi. Le multinazionali hanno un’immagine da difendere, quindi far leva su quella che si chiama corporate social responsibility (la responsabilità etica che ogni azienda ha verso la società) mi sembra una strada che possa portare cambiamenti reali. Infatti il potere di molte multinazionali e’ probabilmente maggiore di quello di molti stati e si spinge, per l’appunto, oltre i confini nazionali.


Seguite il link per saperne di più, per firmare la petizione per boicottare la cerimonia d’apertura o per acquistare la maglietta con il logo.



PROTOSHOP
aprile 11, 2008, 6:13 pm
Filed under: curiosità, Uncategorized

Adobe Photoshop è un programma per manipolare le immagini digitali. Il software è stato inventato nel 1988 da due programmatori appassionati di fotografia. La sua versione iniziale, ImagePro, esce come shareware, poi trova una distribuzione commerciale attraverso una ditta di scanner, BarneyScan, che ne vende poco piu’ di 200 copie. Un paio di anni dopo è Adobe a vendere il programma e le copie vendute fino al 2007 sono 3 milioni. Se si considera che il 60% delle copie in circolazione sono pirata, oggi circa 8 milioni di computers hanno Photoshop e chissà quante persone lo usano. Tutto ciò per dire che io ho appena iniziato ad usarlo. Meglio tardi che mai, no?

Questo è il mio primo flirt con il programma. C’è qualcosa di mio in questa faccia, ma non posso rivelare.

Secondo tentativo:

…e terzo:

radici di acero



PASTORAL TECHNO: BRUTTO IL NOME, BELLA LA MUSICA
aprile 8, 2008, 12:06 am
Filed under: musica, Uncategorized

La techno oggi è sconnessa da tutti i significati che l’hanno vista nascere: non è più necessariamente suono della periferia urbana americana, voce autentica della strada o campo di battaglia per rivendicazioni razziali. La techno oggi è bianca, gialla, nera e rossa, è un’esperienza interiore più che una fotografia demografica, si suona più in Europa che in America e si è da tempo lasciata alle spalle l’appeal di fenomeno culturale autentico. Le street parade si stanno estinguendo, i rave sono diventati pretesto per far soldi e mentre i centri sociali spariscono dalle strade e per ricomparire nei libri di storia è lecito chiedersi che cosa rimanga della techno. La techno è diventata un puro canale espressivo, un’etichetta che facilita la vita ai marketers, uno stato mentale e come tale può permettersi di viaggiare nel tempo e nello spazio. Non si appella più a codici rigidi e non ha regole esplicite, fatta eccezione per una delle sue tante facce, quella old skool per l’appunto. La tecno è un albero che ramifica in ogni direzione e prende linfa dal rimpasto di vecchio e nuovo. A una estremità dell’albero si trova il genere pastoral, ossia romanticismo digitale che si esprime sotto le diverse diciture di natural, green o pastoral techno. La pastoral techno è una ramificazione talmente distante dalle radici che si dimentica della fredda precisione e dell’alienazione che ha dato vita a tanta musica digitale, per andare a cercare il calore e il pathos necessari a ricreare il suono della foresta e il respiro della terra. Si può definire l’evoluzione verso la natura di un suono smaccatamente urbano e cade a pennello in un periodo di ambientalismo di massa. Questa fase umanizzata della tecno, comunque, non è completamente nuova. Alcuni precedenti solari e ‘verdi’ possono essere la parentesi colorata della Summer of Love (1988), parte della scena goa che ne e’ seguita, band come gli Ultramarine (per i quali del termine pastoral è stato per primo utilizzato), poi progetti ecologici come quello degli Orbital.

Nella storia recente la pastoral techno ha avuto origine grazie a Wolfgang Voigt, il fondatore dell’etichetta Kompakt di Cologna. I suoi samples di archi dalla tradizione classica, il tentativo di allineare le sue produzioni digitali con la cultura romantica tedesca e l’utilizzo della lingua teutonica hanno sortito gli effetti desiderati: creare un canale ideale fra la prestigiosa tradizione classica di Germania e la musica techno, ridefinire la dicotomia tecnologia-natura , sganciare la techno dalla scena rave/club e rilanciarla come musica pop tedesca. In un’intervista di qualche anno fa il signor Wolfgang dice: ‘the sound worlds of Wagner or Alban Berg are excellently suited to tell again the good old fairy tale of the German forest in the most beautiful colours of pop.’ (i mondi sonori di Wagner o Berg sono particolarmente adatti a riraccontare la vecchia favola della foresta tedesca attraverso i più bei colori del pop. Qui e’ dove potete trovare l’intervista completa http://www.angbase.com/interviews/wolfgang_voigt.html ) Pop perché la musica di Voigt è talmente distante dalla tensione e dalla connotazione underground della prima musica di Detroit che può permettersi di riallacciarsi al lato accessibile e popolare della tradizione romantica.La maggior parte della green techno, e della sorella minore down tempo (Morr Music e simili), viene dalla Germania. La mia top 7 in data odierna è 100% made in D: Danjel Esperanza “Die Voegel Gehn Zu Fuss” e “Lumen” (meleon), Namito “Zizou (tom pooks mix)”(kling klong), Dominik Eulberg “Kriechender Gunsen” (traum), Alex Under “Extrapezlo” (trapez), Phunklarique “Reflections in Plexyglass” (knall) e Booka Shade “Planetary (dub mix)” (get physical).



LE MIE FOTO VERDI PT2
aprile 4, 2008, 7:57 pm
Filed under: Uncategorized, verde

bast.jpg

MI PIACCIONO LE PIANTE CON LE SPINE PERCHÉ SONO INGEGNOSE, SONO DURE ESTERIORMENTE E TENERE DENTRO E DANNO IL MEGLIO IN AMBIENTI INOSPITALI.

spine.jpg



LE MIE FOTO VERDI
aprile 4, 2008, 7:42 pm
Filed under: Uncategorized, verde

FINALMENTE MI SONO DECISA A COMPERARE UNA MACCHINA FOTOGRAFICA DECENTE E QUESTI SONO I PRIMI FRUTTI.

cactus.jpgcactus del deserto nord/centro America

fiore di cactusfiore.jpg

Acanthus Montanus, una pianta tropicale foglia.jpg

(ecco perche’ la lente e’ appannata)

                                                                          Pandanus Pigmeo, dal Madagascar

foglia2.jpg



VERDE
aprile 4, 2008, 6:51 pm
Filed under: Uncategorized, verde

cal.jpg Finalmente il calendario dice Aprile, tempo di verde!

Verde deriva dal latino virere=verdeggiare, per alcuni dalla radice indoeuropea ghvar>var e char che contiene la nozione di essere verde e giallo. Infatti giallo e verde sono in un certo senso intercambiabili nell’accompagnare rosso e blu fra i colori primari. Secondo la teorie scentifiche i colori primari sono RGB- rosso, verde, blu (questi combinati fra loro producono tutti gli altri colori fono ad ottenere bianco), ma per un pittore i colori primari sono rosso, blu e giallo (ne risulta nero). Con molte probabilità il significato di virere era legato all’idea di crescita e ha dato origine a parole come veisti (lituano=propagare), visir e wise (antico inglese=germogliare). Dall’idea di crescita, grow, deriva l’inglese green. chloroph.jpg La clorofilla, il pigmento che provoca il colore verde nelle piante, deriva invece dal greco chloros, verde.

Un po di trivia: I semafori colorano di verde molte strisce asfaltate perché il verde si nota ma non distrae; e’ una via di mezzo fra il freddo blu e caldo rosso e la sua lunghezza d’onda e’ a mezza strada nella gammaberlin.jpg visibile all’occhio umano (con il blu a bassa lunghezza e il rosso ad alta). Il verde risalta facilmente ma non attira l’attenzione quanto il rosso, che quindi viene usato per indicare pericolo.

Il verde, simbolo di terra e fertilità, e’ presente in quasi 20% delle bandiere mondiali, con picchi fra le bandiere delle regioni mussulmane (e’ il colore dell’islam). Fra i suoi tanti significati, quello principale oggi e’natura ed ecologia. Significa anche mancanza di soldi, derivante dallo slang cinematografico per il colore dei dollari. Ha forti connotazioni politiche, come l’ associazione con la cultura celtica, perché era il colore dei cattolici irlandesi (l’arancione per i protestanti) e con la lega nord, che intende rivendicare una possibile ma improbabile identità celtica. Verde speranza, invece, deriva dalla mitologia greca: quando Pandora apre il vaso che contiene i mali dell’universo, questi fuoriescono e in fondo al vaso resta solo un uccello verde.
isola-di-norfolk.jpg
bandiera.gifarabia-saudita.gifrainbow.jpgcomoros-fl.gifbrasile1889.gifpace.jpgita-1802.png

[Bandiere: Isola di Norfolk (Oceania), Galles, Arabia Suadita, rainbow, Isole Comore (Africa), Brasile 1889, pace, repubblica d’Italia 1802 ]

mmgreenpreview.jpgIl verde ha recentemente vissuto un’incredibile rivalutazione in ambito di marketing. Il verde va di moda nella pubblicità, usato per riposizionare aziende inquinanti come attiviste ambientali e prodotti di dubbia qualità e provenienza come sani, organici e rispettosi dell’ambiente. Qui verde significa salute (natura) e freschezza (menta/verdura).

[Advertising Agency: Clemenger BBDO, Melbourne, Australia]